DDL per la corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi presentato in Parlamento

"Corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1983 al 1991": questo il nome del disegno di legge presentato il 3 luglio 2013, intorno alle 13.30 presso Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, su iniziativa dei senatori Luigli D'Ambrosio Lettieri, Francesco Giro, Pietro Liuzzi, e dell'Onorevole Raffaele Calabrò, capogruppo del Pdl nella Commissione Affari Sociali della Camera. La conferenza stampa è stata coordinata dal Senatore Stefano De Lillo, il quale propose analogo DDL nella scorsa legislatura. Sono stati resi noti gli stanziamenti previsti dal Disegno di Legge, che consistono in un totale di 350 milioni di euro, da suddividersi in 150 milioni per il 2013 e 200 milioni per il 2014.
Il DDL in questione riguarda i medici specializzati dal 1983 al 1991 i quali non hanno ricevuto il compenso previsto dalle direttive comunitarie 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE le quali, come purtroppo a molti ormai è già noto, sono state recepite con largo ritardo dallo Stato italiano.

Trovandoci dinanzi questa importante occasione per risolvere l'annosa questione delle borse di studio dei medici specializzati, consigliamo vivamente a tutti coloro che non abbiano ancora intrapreso una causa volta al recupero delle somme dovute, di aderire al nostro ricorso collettivo, ricordandovi che l'unico presupposto per essere di diritto un destinatario della legge che ormai molto probabilmente scaturirà dal DDL, sarà quello di aver dimostrato la volontà di percepire tale rimborso, avviando l'azione legale prima dell'entrata in vigore della suddetta normativa. Pur essendo questo un ottimo e sufficiente presupposto per aver riconosciuti i propri diritti, vi rammentiamo che non è l'unico, visto il crescente orientamento giurisprudenziale che tende a concedere il risarcimento a tutti i medici che si sono specializzati negli anni in questione.

Pertanto, per ricevere informazioni più dettagliate relative all'azione legale, ai costi, alla normativa in questione, vi invitiamo a cliccare qui per leggere l'articolo "Ricorso medici specializzati".

Calabrò (Pdl): Necessario un intervento legislativo urgente sulla responsabilità medica

Raffaele Calabrò, capogruppo del Pdl nella Commissione Affari Sociali della Camera, si attiva per presentare un disegno di legge al Parlamento, che dovrebbe arrivare in settimana, per dare una risposta alle richieste di tutti i medici esposti al rischio professionale.

"Non posso che sottoscrivere le preoccupazioni dei chirurghi che chiedono al Parlamento e al Governo di intervenire per arginare il fenomeno della medicina difensiva, di tutelarli da un aumento esponenziale di denunce, che seppure in calo, resta allarmante. Non si può non essere d' accordo sulla necessità di prevedere nuove norme in materia di responsabilità che faccia lavorare i camici bianchi con maggiore serenità anche e soprattutto per una tutela maggiore del diritto alla salute" prosegue il parlamentare Pdl, concludendo che si tratta “di un testo che non può più essere rinviato, e mi auguro che il Legislatore ne prenda quanto prima consapevolezza se vogliamo tutelare sia il diritto alla salute dei pazienti, sia la libertà dei medici di operare in scienza e coscienza, ferma restando la responsabilità in caso di dolo o colpa grave”.

La responsabilità si estende anche al medico che non si dissocia dalla scelta del Direttore del reparto di dimettere il paziente. (Cass. Pen. 26966/2013)

Il 20 giugno è stata depositata una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Pen. 26966/2013) riguardante la responsabilità medica, sentenza che farà discutere non poco per aver introdotto un principio che sino ad oggi non era mai stato così chiaro. Infatti, nel caso di specie, è stata affermata la responsabilità di un medico per aver trascurato l'esame della cartella clinica del paziente, non facendo alcun rilievo riguardo alle dimissioni dello stesso. Poiché viene posto in rilievo alla Suprema Corte che il medico "non rivestiva il ruolo di direttore dell'Unità Operativa Complessa di chirurgia dell'ospedale Cimino; né di dirigente del Reparto ove la p.o. era stata ricoverata..." la Corte, nel rigettare tale motivazione come "scusante" per il medico, afferma che "ferme restando le altrui responsabilità, il medico che insieme al direttore del reparto compie attività sanitaria non può pretendere di essere sollevato da responsabilità ove ometta di differenziare la propria posizione, rendendo palesi i motivi che lo inducono a dissentire dalla decisione eventualmente presa dal direttore" e aggiunge: "non può affatto ritenersi che il medico, chiamato allo svolgimento di funzioni sanitarie, possa venir meno al dovere primario di assicurare, sulla base della miglior scienza di settore, le migliori cure ed attenzioni al paziente, in base ad un male interpretato dovere di subordinazione gerarchica".

Da ciò si desume che per tutti i medici sarà più prudente, da oggi in poi, esprimere il proprio dissenso ogni qualvolta si trovino in contrasto con le decisioni prese dal loro superiore. Vi consigliamo di leggere la sentenza integrale cliccando qui.