Calabrò (Pdl): Necessario un intervento legislativo urgente sulla responsabilità medica

Raffaele Calabrò, capogruppo del Pdl nella Commissione Affari Sociali della Camera, si attiva per presentare un disegno di legge al Parlamento, che dovrebbe arrivare in settimana, per dare una risposta alle richieste di tutti i medici esposti al rischio professionale.

"Non posso che sottoscrivere le preoccupazioni dei chirurghi che chiedono al Parlamento e al Governo di intervenire per arginare il fenomeno della medicina difensiva, di tutelarli da un aumento esponenziale di denunce, che seppure in calo, resta allarmante. Non si può non essere d' accordo sulla necessità di prevedere nuove norme in materia di responsabilità che faccia lavorare i camici bianchi con maggiore serenità anche e soprattutto per una tutela maggiore del diritto alla salute" prosegue il parlamentare Pdl, concludendo che si tratta “di un testo che non può più essere rinviato, e mi auguro che il Legislatore ne prenda quanto prima consapevolezza se vogliamo tutelare sia il diritto alla salute dei pazienti, sia la libertà dei medici di operare in scienza e coscienza, ferma restando la responsabilità in caso di dolo o colpa grave”.

La responsabilità si estende anche al medico che non si dissocia dalla scelta del Direttore del reparto di dimettere il paziente. (Cass. Pen. 26966/2013)

Il 20 giugno è stata depositata una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Pen. 26966/2013) riguardante la responsabilità medica, sentenza che farà discutere non poco per aver introdotto un principio che sino ad oggi non era mai stato così chiaro. Infatti, nel caso di specie, è stata affermata la responsabilità di un medico per aver trascurato l'esame della cartella clinica del paziente, non facendo alcun rilievo riguardo alle dimissioni dello stesso. Poiché viene posto in rilievo alla Suprema Corte che il medico "non rivestiva il ruolo di direttore dell'Unità Operativa Complessa di chirurgia dell'ospedale Cimino; né di dirigente del Reparto ove la p.o. era stata ricoverata..." la Corte, nel rigettare tale motivazione come "scusante" per il medico, afferma che "ferme restando le altrui responsabilità, il medico che insieme al direttore del reparto compie attività sanitaria non può pretendere di essere sollevato da responsabilità ove ometta di differenziare la propria posizione, rendendo palesi i motivi che lo inducono a dissentire dalla decisione eventualmente presa dal direttore" e aggiunge: "non può affatto ritenersi che il medico, chiamato allo svolgimento di funzioni sanitarie, possa venir meno al dovere primario di assicurare, sulla base della miglior scienza di settore, le migliori cure ed attenzioni al paziente, in base ad un male interpretato dovere di subordinazione gerarchica".

Da ciò si desume che per tutti i medici sarà più prudente, da oggi in poi, esprimere il proprio dissenso ogni qualvolta si trovino in contrasto con le decisioni prese dal loro superiore. Vi consigliamo di leggere la sentenza integrale cliccando qui.

Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute.

DECRETO LEGGE 13 SETTEMBRE 2012 N. 158

Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute.

Il Decreto sanità detto anche decreto Balduzzi (rivolto alle strutture Ospedaliere pubbliche) è un provvedimento composto da 16 artt. che vorrebbe mettere ordine in una materia alquanto complessa ed articolata.

Le principali novità riguardano

a) Il riordino dell'assistenza territoriale (art. 1), attraverso la creazione di due canali, uno monoprofessionale ed uno poliprofessionale ed in particolare la creazione di Unità complesse di cure primarie. La sopra indicata revisione è subordinata all'adeguamento dei CCNL di categoria che dovrebbe avvenire entro 180 gg dall'entrata in vigore dalla Legge 158/12.

b) Una nuova disciplina dell'attività libero professionale intramuraria (art. 2). L'attività libero professionale per i dipendenti ospedalieri dovrà essere svolta presso le strutture di appartenenza (che entro il 31.12.12 dovranno provvedere alla ricognizione straordinaria  degli spazi disponibili)  o in spazi acquistati e/o locati allo scopo, ovvero provvedendo mediante la stipula di convenzioni ad hoc con soggetti pubblici aventi ad oggetto spazi ambulatoriali esterni purché corrispondenti ai criteri di congruità ed idoneità previsti dal nostro ordinamento. In via residuale permane la possibilità di svolgere attività “intramuraria allargata” presso gli studi dei professionisti collegati in rete (spese di predisposizione ed attivazione a carico del professionista da attuarsi entro il 31.03.13) previa sottoscrizione di una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l'azienda sanitaria di appartenenza.

Inoltre permane la facoltà di concedere la temporanea continuazione dello svolgimento dell'attività libero professionale presso studi già autorizzati e comunque non oltre il 30.04.13.

 Queste ultime due modalità sembrano particolarmente penalizzanti sia per   la trattenuta  di una ulteriore somma pari al 5 % del compenso del professionista (oltre a quanto stabilito contrattualmente) destinata ad interventi di prevenzione ovvero volti alla riduzione delle liste di attesa. Sia perché il sistema di tracciabilità impedirà la riscossione diretta e gli importi andranno direttamente nelle casse dell'Azienda che  successivamente  rimborserà al medico le sue quote (sono noti i ritardi legati ai rimborsi delle strutture  pubbliche, quasi tutte oggi in grave crisi liquidità. L'omesso versamento o la mancanza di correttezza nei versamenti potrebbe mettere in grave difficoltà il medico nella gestione della propria attività professionale).

c) Cambia molto anche in tema di responsabilità professionale (art. 3). Dall'entrata in vigore della cit. Legge l'esercente la professione sanitaria che si attiene alle linee guida e buone pratiche accreditate non risponde penalmente per colpa lieve. Questa norma, traducendosi per certi versi in una “depenalizzazione”, riconduce buona parte delle questioni mediche nell'alveo della responsabilità civile restituendo serenità operativa al professionista. Restano aperte in sede civile più problematiche. Ed infatti la norma, pur ribadendo l'obbligo di cui all'art. 2043 c.c. introduce una gradazione nella valutazione del quantum dovuto alla vittima di un danno medico rapportata alla condotta tenuta dal medico inizialmente. Inoltre il solo riferimento all'art. 2043 c.c. senza il  collegamento all'art. 2059 c.c.  sembra volere limitare il ristoro dei danni al c.d. danno patrimoniale escludendo la risarcibilità del  danno non patrimoniale (esistenziale, morale) che la più recente giurisprudenza aveva introdotto anche in sede civile.

Sibillina poi la disposizioni di cui allo stesso articolo che prevede “l'esclusione a carico degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale ogni copertura assicurativa della responsabilità civile ulteriore rispetto a quella prevista, per il relativo personale, dalla normativa contrattuale vigente”

 

Roma 16.11.12

                                                                                              Avv. Claudia Clemente