La responsabilità si estende anche al medico che non si dissocia dalla scelta del Direttore del reparto di dimettere il paziente. (Cass. Pen. 26966/2013)

Il 20 giugno è stata depositata una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Pen. 26966/2013) riguardante la responsabilità medica, sentenza che farà discutere non poco per aver introdotto un principio che sino ad oggi non era mai stato così chiaro. Infatti, nel caso di specie, è stata affermata la responsabilità di un medico per aver trascurato l'esame della cartella clinica del paziente, non facendo alcun rilievo riguardo alle dimissioni dello stesso. Poiché viene posto in rilievo alla Suprema Corte che il medico "non rivestiva il ruolo di direttore dell'Unità Operativa Complessa di chirurgia dell'ospedale Cimino; né di dirigente del Reparto ove la p.o. era stata ricoverata..." la Corte, nel rigettare tale motivazione come "scusante" per il medico, afferma che "ferme restando le altrui responsabilità, il medico che insieme al direttore del reparto compie attività sanitaria non può pretendere di essere sollevato da responsabilità ove ometta di differenziare la propria posizione, rendendo palesi i motivi che lo inducono a dissentire dalla decisione eventualmente presa dal direttore" e aggiunge: "non può affatto ritenersi che il medico, chiamato allo svolgimento di funzioni sanitarie, possa venir meno al dovere primario di assicurare, sulla base della miglior scienza di settore, le migliori cure ed attenzioni al paziente, in base ad un male interpretato dovere di subordinazione gerarchica".

Da ciò si desume che per tutti i medici sarà più prudente, da oggi in poi, esprimere il proprio dissenso ogni qualvolta si trovino in contrasto con le decisioni prese dal loro superiore. Vi consigliamo di leggere la sentenza integrale cliccando qui.

Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute.

DECRETO LEGGE 13 SETTEMBRE 2012 N. 158

Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute.

Il Decreto sanità detto anche decreto Balduzzi (rivolto alle strutture Ospedaliere pubbliche) è un provvedimento composto da 16 artt. che vorrebbe mettere ordine in una materia alquanto complessa ed articolata.

Le principali novità riguardano

a) Il riordino dell'assistenza territoriale (art. 1), attraverso la creazione di due canali, uno monoprofessionale ed uno poliprofessionale ed in particolare la creazione di Unità complesse di cure primarie. La sopra indicata revisione è subordinata all'adeguamento dei CCNL di categoria che dovrebbe avvenire entro 180 gg dall'entrata in vigore dalla Legge 158/12.

b) Una nuova disciplina dell'attività libero professionale intramuraria (art. 2). L'attività libero professionale per i dipendenti ospedalieri dovrà essere svolta presso le strutture di appartenenza (che entro il 31.12.12 dovranno provvedere alla ricognizione straordinaria  degli spazi disponibili)  o in spazi acquistati e/o locati allo scopo, ovvero provvedendo mediante la stipula di convenzioni ad hoc con soggetti pubblici aventi ad oggetto spazi ambulatoriali esterni purché corrispondenti ai criteri di congruità ed idoneità previsti dal nostro ordinamento. In via residuale permane la possibilità di svolgere attività “intramuraria allargata” presso gli studi dei professionisti collegati in rete (spese di predisposizione ed attivazione a carico del professionista da attuarsi entro il 31.03.13) previa sottoscrizione di una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l'azienda sanitaria di appartenenza.

Inoltre permane la facoltà di concedere la temporanea continuazione dello svolgimento dell'attività libero professionale presso studi già autorizzati e comunque non oltre il 30.04.13.

 Queste ultime due modalità sembrano particolarmente penalizzanti sia per   la trattenuta  di una ulteriore somma pari al 5 % del compenso del professionista (oltre a quanto stabilito contrattualmente) destinata ad interventi di prevenzione ovvero volti alla riduzione delle liste di attesa. Sia perché il sistema di tracciabilità impedirà la riscossione diretta e gli importi andranno direttamente nelle casse dell'Azienda che  successivamente  rimborserà al medico le sue quote (sono noti i ritardi legati ai rimborsi delle strutture  pubbliche, quasi tutte oggi in grave crisi liquidità. L'omesso versamento o la mancanza di correttezza nei versamenti potrebbe mettere in grave difficoltà il medico nella gestione della propria attività professionale).

c) Cambia molto anche in tema di responsabilità professionale (art. 3). Dall'entrata in vigore della cit. Legge l'esercente la professione sanitaria che si attiene alle linee guida e buone pratiche accreditate non risponde penalmente per colpa lieve. Questa norma, traducendosi per certi versi in una “depenalizzazione”, riconduce buona parte delle questioni mediche nell'alveo della responsabilità civile restituendo serenità operativa al professionista. Restano aperte in sede civile più problematiche. Ed infatti la norma, pur ribadendo l'obbligo di cui all'art. 2043 c.c. introduce una gradazione nella valutazione del quantum dovuto alla vittima di un danno medico rapportata alla condotta tenuta dal medico inizialmente. Inoltre il solo riferimento all'art. 2043 c.c. senza il  collegamento all'art. 2059 c.c.  sembra volere limitare il ristoro dei danni al c.d. danno patrimoniale escludendo la risarcibilità del  danno non patrimoniale (esistenziale, morale) che la più recente giurisprudenza aveva introdotto anche in sede civile.

Sibillina poi la disposizioni di cui allo stesso articolo che prevede “l'esclusione a carico degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale ogni copertura assicurativa della responsabilità civile ulteriore rispetto a quella prevista, per il relativo personale, dalla normativa contrattuale vigente”

 

Roma 16.11.12

                                                                                              Avv. Claudia Clemente

 

Ospedali religiosi romani - Nuove frontiere per i lavoratori

OSPEDALI RELIGIOSI ROMANI – NUOVE FRONTIERE PER I LAVORATORI

Gli ospedali religiosi, che fino a poco tempo fa erano il fiore all'occhiello della sanità nazionale, oggi, stanno pagando a diverso titolo le conseguenze di gestioni incaute affidate a soggetti privi della necessaria competenza senza considerare che in alcuni casi è intervenuta la stessa Magistratura.

Da ultimo il caso degli Ospedali Sancarlo di Nancy – IDI.

I suddetti Ospedali in data 16.10.12 hanno presentato richiesta per essere ammessi al concordato preventivo con continuità aziendale ai sensi del nuovo testo dell'art. 161 L.F.e ss. Nel tentativo di sanare la grave situazione economica in cui versano ormai da tempo.

Il TRIBUNALE FALLIMENTARE di Roma con provvedimento del 24.10.12 riuniva entrambi i procedimenti rilevando che i due Ospedali sono “Opere” della Provincia italiana della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione e che pertanto la richiesta di concordato preventivo era iscritta a ruolo a nome della stessa Provincia.

Cosa accadrà adesso? Si chiedono preoccupati i dipendenti medici e non. Intanto una notazione positiva:

Con il deposito del ricorso si apre una fase interinale che accorda al debitore, durante tale fase, una particolare tutela finalizzata a salvaguardare la continuità aziendale, attraverso:

la possibilità di compiere autonomamente gli atti di ordinaria amministrazione e, previa autorizzazione del Tribunale, gli atti urgenti di straordinaria amministrazione;

il riconoscimento della prededucibilità dei crediti che sorgono in conseguenza di tali atti.

Lo scopo di dette modifiche – e in particolare il riconoscimento di un regime di prededuzione – è, evidentemente, quello di consentire al debitore in stato di crisi di poter continuare l’attività aziendale, eliminando gli ostacoli che possono oggi frenare i terzi – ed i fornitori in primis – a contrarre con l’imprenditore nelle more dell’ammissione al concordato preventivo”(1)

 

In parole semplice questo che vuol dire per i lavoratori? Le retribuzioni quando verranno corrisposte?

 

In questa fase (anteriore all'omologa del concordato ed alla stessa adunanza dei creditori che dovranno, in tale sede, esprimere il loro assenso alla procedura nella misura del 51% dei crediti), gli Ospedali continueranno a lavorare ed il Presidente degli stessi potrà sottoscrivere nuovi contratti con i fornitori il cui adempimento avrà priorità rispetto a tutti gli altri impegni assunti nel pregresso. In questa maniera L'azienda riconquisterà fiducia e credibilità nei confronti dei fornitori. Le retribuzioni dal 24.10.12 (salvo verifica liquidità) saranno erogate regolarmente. Per le retribuzioni arretrate la Provincia potrebbe richiedere al Tribunale di essere autorizzata a pagare a condizione che un professionista indipendente attesti che detti pagamenti sono essenziali per la prosecuzione dell’attività di impresa e funzionali alla «migliore soddisfazione dei creditori».

 

Il concordato nella situazione attuale rappresenta una tutela per i lavoratori, in particolar modo tenendo presente che a rispondere è La Provincia Italiana della Congregazione dei Figli della Immacolata Concezione, con tutti i Suoi beni (Si tratta di consistenti proprietà immobiliari) e che qualora non venisse accolto il concordato preventivo La Provincia si troverebbe nella spinosa situazione di affrontare un fallimento.

Giova da ultimo ricordare che ai sensi dell'art. 831 c.c. I beni ecclesiastici sono considerati dal nostro ordinamento alla stregua di tutti gli altri salvo quelli destinati esclusivamente ai fini di culti che sono qualificati inalienabili

IL Presidente dell'Associazione Di Pro.Me

Avv. Anna Maria Nangano Chakargi

(1)Sole 24 Ore- Il Diritto 24 ore del 12.10.12