ENPAM - Recupero di quanto versato negli ultimi 10 anni a titolo di contributi obbligatori quota “A”

Associazione DI.PRO.ME. - Difesa della professione medica

Via Lisbona, 20 - 00198 - Roma

 

COMUNICAZIONE A TUTTI GLI ISCRITTI

 

La nostra Associazione sta raccogliendo le adesioni per intraprendere una vertenza contro l’ENPAM per il recupero di quanto versato negli ultimi 10 anni a titolo di contributi obbligatori quota “A”.

Tale vertenza riguarda tutti i medici inquadrati con contratto di lavoro subordinato sia in strutture pubbliche che private. 

Con la sentenza della Cassazione del 16.04.15 n. 7776/15 è stato cristallizzato il principio per cui il pagamento della tassa annuale di iscrizione all’albo professionale per l’esercizio della professione, qualora si verta in tema di rapporto di esclusiva, rientra tra i costi per lo svolgimento dell’attività professionale che pertanto devono gravare sul datore di lavoro in base al principio generale applicabile anche nell’esecuzione del contratto di mandato, ai sensi dell’art. 1719 c.c., secondo cui il mandante è obbligato a tenere indenne il mandatario da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subito in conseguenza dell’incarico, fornendogli i mezzi patrimoniali necessari.

Tale principio, a nostro parere, può e deve essere applicato al pagamento dei contributi obbligatori (quota “A”) che a tutt’oggi i medici versano (ingiustamente) all’Enpam. Nel nostro ordinamento vige infatti il principio secondo cui la contribuzione obbligatoria è a carico del datore di lavoro in massima parte. 

Perché quindi i contributi Enpam (quota “A”) sono tutti a carico del medico il quale peraltro è iscritto di diritto alla cassa previdenziale de qua conseguentemente all’iscrizione all’ordine professionale ? 

Perché solo il medico dipendente è sottoposto ad una doppia e completa contribuzione sulla medesima attività (ci si riferisce sempre alla quota “A”)?

Saranno questi i quesiti che saranno posti all’Autorità Giudiziaria, chiedendo il rimborso totale di quanto ingiustamente pagato negli ultimi dieci anni, anche in virtù di quanto stabilito dall’art. 1 comma 208 legge n. 662 del 1996, che ha fissato la regola secondo cui i soggetti che esercitano contemporaneamente, in una o più imprese commerciali, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria sono iscritti nell’assicurazione prevista per l’attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente.

In alternativa al rimborso totale, sarà richiesto che il sistema già riconosciuto dall’Ordine dei Farmacisti, per cui è obbligatoria l’iscrizione all’ENPAF ma è prevista una consistente riduzione del contributo fino all’85 % nel caso in cui “esercitino attività professionale in relazione alla quale siano soggetti per legge all’assicurazione obbligatoria ovvero ad altra forma di previdenza obbligatoria” (DLCPS n. 233/1946), venga esteso anche agli altri medici, al fine di riportare la situazione in termini di maggiore equità.

In sostanza, possiamo affermare che il principio dell’alternatività della contribuzione e del divieto di contemporanea iscrizione e di duplicazione della contribuzione è ormai vigente nell’ordinamento, e pertanto la situazione di ingiustizia relativa alla quota “A” può essere portata all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria per gli adempimenti del caso.

Riportiamo di seguito una tabella esemplificativa delle somme versate in misura maggiore, e di cui sarà richiesto il rimborso (unitamente agli interessi medio tempore maturati), oltre al venir meno dell’obbligo per il futuro.

Tabella

CONTRIBUTO ANNUO Quota A

Medici che nell’anno 2014 hanno un’età inferiore ai 30 anni:
€ 249,67 indicizzate + € 43,50 per contributo maternità = € 293,17

 

Medici che nell’anno 2014 hanno un’età compresa tra i 30 ed i 35 anni:
€ 443,70 indicizzate + € 43,50 per contributo maternità = € 487,20

 

Medici che nell’anno 2014 hanno un’età compresa tra i 35 ed i 40 anni:
€ 749,51 indicizzate + € 43,50 per contributo maternità = € 793,01

 

Medici che nell’anno 2014 hanno un’età compresa tra i 40 e l’età pensionabile:
€ 1.430,47 indicizzate + € 43,50 per contributo maternità = € 1.473,97

 

Medici ammessi alla contribuzione ridotta del contributo fisso entro il 31.12.1989:
€ 749,51 indicizzate + € 43,50 per contributo maternità = € 793,01

 

Pertanto, stiamo predisponendo gli atti per intraprendere questa nuova azione a difesa dei medici.

Qualora fosse interessato Le anticipiamo che i costi della vertenza sono pari ad € 300,00 (trecento/00), che dovranno essere versati a titolo di fondo spese, che dovrà integrarsi solo in caso di esito positivo della controversia.

Per maggiori informazioni riguardo le condizioni, la modulistica e le modalità di pagamento potrà:

-inviare una mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. (con preghiera di indicare in oggetto la dicitura “richiesta informazioni recupero quota “A” Enpam)

- contattarci telefonicamente al numero 06/86209415 dal lunedì al venerdì dalle 15:30 alle 19:00.

 

Associazione DI.PRO.ME. - Difesa della professione medica

Via Lisbona, 20 - 00198 - Roma

Sentenza positiva per i medici specializzati dopo il 1999

Finalmente una nuova importantissima vittoria, questa volta sul fronte dei medici specializzati successivamente all'anno 2002.
La Corte d'Appello di Roma infatti, con sentenza n. 5566 del 08/10/2015, ha riconosciuto agli assistiti della DI.PRO.ME. un risarcimento base di € 13.500 per anno di specializzazione, al quale andranno poi aggiunti altri importi accessori ed interessi. La sentenza ha inoltre stabilito l'ulteriore importante principio secondo cui la prescrizione non decorrerebbe dal conseguimento del diploma di specializzazione, bensì dal D.p.c.m. del 07/03/2007 (ricordiamo che la prescrizione in questo caso è decennale).
Grazie all'associazione DI.PRO.ME. pertanto si comincia a formare una giurisprudenza favorevole per quel filone di medici che si sono specializzati più recentemente e che hanno intentato una causa per ottenere le differenze retributive degli anni di corso della scuola di specializzazione. Dopo tanto fumo negli occhi e molta pubblicità fuorviante che da anni disinforma relativamente a questo tema, finalmente una pronuncia chiara con una delle prime sentenze positive di una Corte d'Appello civile che influenzerà tutti i procedimenti in corso e quelli di prossimo avvio.

Alla luce di ciò, consigliamo vivamente di aderire ai nuovi ricorsi collettivi di prossimo deposito della nostra associazione. Per ulteriori informazioni e dettagli cliccare qui.

Risarcimento del danno per i turni massacranti dei medici

La nostra Associazione ha attivato un contenzioso per il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno derivante ai medici che, dal 2008 a tutt'oggi, sono stati costretti ad osservare un orario lavorativo ben più lungo delle 48 ore settimanali comprensive degli straordinari.

Ebbene, nonostante ciò che quotidianamente accade nei reparti ospedalieri, dove i medici sono costretti a lavorare fino a 12 ore consecutive, la normativa europea, con le Direttive 104/1993 e 34/2000 in particolare, già da tempo ha previsto un limite massimo al tempo che il medico dovrebbe dedicare alla propria attività, ovverosia le 48 ore settimanali sopra descritte, e il suo superamento costituisce una indubbia lesione al diritto alla salute, nonché alla vita di relazione, per il professionista.

Ancora una volta, come è avvenuto per il riconoscimento dell'adeguata remunerazione per gli anni di frequenza della Scuola di Specializzazione, lo Stato Italiano è palesemente inadempiente nei confronti di quanto stabilito dalla normativa europea.

Nel caso specifico, infatti, l' Italia ha recepito le direttive del 1993 e del 2000 emanando il D.Lgs. 66/2003, in cui, all’art. 1 viene espressamente definito riposo adeguato: “Il fatto che i lavoratori dispongano di periodi di riposo regolari, la cui durata è espressa in unità di tempo, e sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a causa della stanchezza, della fatica o di altri fattori che perturbano la organizzazione del lavoro, causino lesioni a se stessi, ad altri lavoratori o a terzi o danneggino la loro salute a breve o a lungo termine”.         
I buoni propositi espressi nel 2003 sono stati del tutto eliminati dapprima con la Legge Finanziaria 2008, e successivamente con la legge 133/2008, ove è stato espressamente previsto che “al personale delle aree dirigenziali degli enti e delle aziende del servizio sanitario nazionale, in ragione della qualifica posseduta e delle necessità di conformare l'impegno di servizio al pieno esercizio della responsabilità propria dell'incarico dirigenziale affidato, non si applicano le disposizioni di cui agli articoli 4 e 7 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n.66”.

Tutto ciò ha consentito, in questi anni, di poter sopperire alle croniche mancanze di personale ospedaliero con lo sfruttamento indiscriminato delle risorse lavorative esistenti, con i medici costretti a turni estenuanti senza, e questo è il punto decisivo, il riconoscimento di un idoneo ristoro economico! Come potrete verificare dall'esame delle vostre busta paga, le ore lavorate oltre il limite sopra descritto non sono state infatti remunerate come lavoro straordinario, bensì con la paga base oraria, né vi è stato riconosciuto alcun emolumento per le ore di mancato riposo, ovverosia: minimo 11 ore obbligatorie tra la fine di un turno e l’inizio del successivo, su base giornaliera; 24 ore di riposo settimanale a cui si aggiungono le 11 ore di riposo del giorno lavorativo precedente, su base settimanale, oltre ad almeno quattro settimane di ferie su base annuale.

Orbene, il parametro per il risarcimento del danno da richiedere ed ottenere innanzi al Tribunale sarà costituito proprio da tale differenza tra il percepito ed il dovuto, cui potranno aggiungersi i danni biologici qualora suffragati da idonea documentazione medica.

Il recupero potenziale, alla luce della più recente giurisprudenza, può andare da un minimo di 10.000,00 euro ad un massimo di oltre 60.000,00 euro. Naturalmente tale calcolo è subordinato ad alcune variabili, il numero di ore oggetto del contendere, il giorno della prestazione (festivo, notturno ecc), l’inquadramento. 

Per poter fare un preventivo mirato sarà necessario ricevere le vostre buste paga e senza impegno svilupperemo il conteggio indicativo, comunicandovi nel giro di poche ore l’esatto importo da versare per attivare la pratica, importo che varierà in base alle somme da richiedere indicativamente.

Ciò comporterà il versamento di un fondo spese compreso tra 350,00 euro e 1250,00 euro, in base alle risultanze dei calcoli di cui sopra[1]. Per ogni ulteriore informazione potrete chiamare il seguente numero 06/86209415 nei giorni di apertura - Lunedì, Mercoledì, Venerdì, dalle 15.30 alle 19.00 e Martedì e Giovedì dalle 10.00 alle 12.30, ovvero il numero di portabile 3470757139 (Avv. Marzia Savi).

Accetteremo le adesioni entro e non oltre il 20 ottobre 2015.



[1] La presentazione del ricorso è subordinata al raggiungimento di un numero minimo di aderenti.