L’importanza della corretta tenuta della cartella clinica: inversione dell’onere della prova in caso di cartella clinica incompleta

 

Prendendo le mosse da una recente sentenza della Cassazione, la n. 6209 del 31 marzo 2016, con la quale la Suprema Corte ha cassato con rinvio una sentenza di merito che assolveva da ogni responsabilità la struttura sanitaria in relazione ai gravissimi danni subiti da una bambina al momento del parto, a seguito di un’accertata irregolarità della tenuta della cartella clinica, i legali della Nostra associazione mettono ancora più in guardia i medici nell’espletamento di tale delicatissimo compito, purtroppo sempre più spesso causa di condanne e gravi responsabilità professionali altrimenti evitabili.

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Importanti novità in arrivo per il personale sanitario con il ddl n. 2224

In data 12/01/2017 è stato approvato in Senato, seppur con modifiche, il disegno di legge n. 2224, già passato al vaglio della Camera il 16/01/2016 in tema di "Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario".
 
Il promotore del ddl, il responsabile della sanità del PD Federico Gelli, ne riassume il contenuto affermando che con esso "vengono implementati tutti quei meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento e alla trasparenza per i cittadini danneggiati da un errore sanitario e, al contempo, aumenteranno le tutele per i professionisti che potranno così tornare a svolgere con serenità il proprio lavoro, nell'esclusivo interesse dei pazienti, e senza dover ricorrere alla cosiddetta medicina difensiva per tutelarsi".
Cerchiamo ora di capire più nello specifico quali sono queste novità che il ddl introdurrebbe nell'ambito della vexata quaestio della responsabilità medica:
 
1) Tentativo di concliliazione obbligatorio: il danneggiato che vorrà chiedere in via giudiziale il risarcimento del danno dovrà preliminarmente tentare la conciliazione ai sensi dell'art. 696-bis c.p.c., ovvero esperendo una consulenza tecnica preventiva finalizzata, appunto, alla conciliazione delle parti;
 
2) Responsabilità penale del medico: l'art. 3 comma 1 della legge Balduzzi prevede che "l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo".
L'art. 6 del disegno di legge, emendato dal Senato, introdurrà nel codice penale l'art. 590 sexies, più favorevole nei confronti dei medici, escludendo la responsabilità penale (relativamente ai reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose) non solo per colpa lieve ma anche per colpa grave qualora l'evento si sia verificato a causa di imperizia, escludendo la punibilità "quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto". Ai sensi del secondo comma verrà di conseguenza abrgato l'art. 3 comma 1 L. Balduzzi.
 
3) La responsabilità della struttura e del medico: il successivo art. 7 distingue le due responsabilità, stabilendo che la struttura, come ampiamente sostenuto dalla giurisprudenza, risponderà dei danni cagionati dai sanitari ancorché non dipendenti della struttura stessa ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c., ovvero per responsabilità contrattuale. Tale disposizione varrà anche per le prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria.
Per quanto riguarda il personale sanitario invece il comma 3 art. 7 stabilisce che "l'esercente la professione sanitaria di cui ai commi 1 e 2 risponde del proprio operato ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile", facendo rientrare nell'ambito della responsabilità extracontrattuale i danni cagionati dagli stessi. Ciò comporta due importanti conseguenze: l'onere della prova sarà a carico del danneggiato, dovendo egli provare di aver subito un danno da parte del personale sanitario ed un termine prescrizionale per agire di 5 anni. Resta fermo invece il termine decennale per la RC delle strutture, trattandosi di responsabilità contrattuale.
 
4) Fondo di garanzia: l'art. 14 pone le basi per istituire il Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria, operante nel caso in cui il danno sia di importo eccedente rispetto ai massimali previsti dai contratti di assicurazione stipulati dalla struttura o dal personale sanitario, nonché quando gli stessi risultino assicurati presso un'impresa insolvente nel momento del sinistro.
 
5) Obbligo di assicurazione delle strutture: previsto inoltre all'art. 10 l'obbligo di assicurazione per le aziende del Servizio sanitario nazionale, le strutture e gli enti privati operanti in regime autonomo o di accreditamento con il Servizio sanitario nazionale che erogano prestazioni sanitarie a favore di terzi per i danni cagionati dal personale e dai liberi professionisti in regime intramurario, fatta salva la possibilità di rivalsa per dolo o colpa grave nei confronti dell'esercente la professione sanitaria. Viene concessa inoltre, ai sensi del successivo art. 12, la possibilità del danneggiato di agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice della struttura e del personale, entro i limiti del massimale stabilito nei singoli contratti.
 
E' chiaro quindi che il ddl 2224 è un importante passo avanti verso la tutela dei diritti dei medici i quali, al momento dell'approvazione definitiva da parte della Camera del testo emendato che dovrebbe avvenire entro febbraio 2017, risulteranno finalmente tutelati in maniera più incisiva, in un campo in cui si sentiva l'esigenza di una disciplina normativa più puntuale ormai da tempo.
 
Dott. Antonin Chakargi

Bancarotta fraudolenta ospedali IDI e San Carlo di Nancy - Costituzione parte civile

L’Associazione DI.PRO.ME., da sempre in prima linea per la tutela dei diritti dei medici in ogni campo, ha raggiunto un nuovo importante traguardo. Il giorno 23.11.16 si è tenuta l’udienza preliminare per bancarotta fraudolenta a carico anche dei religiosi della Provincia Italiana dei Figli della Immacolata Concezione che hanno amministrato gli Ospedali IDI e San Carlo di Nancy (gli imputati sono 40). I legali dell’associazione hanno ottenuto che i medici del San Carlo, nostri associati, venissero ammessi nel processo come parti civili. Ora inizia la battaglia affinché, acclarate le responsabilità, si ottenga il risarcimento integrale dei danni tutti patrimoniali e soprattutto non patrimoniali (danni morali, all’immagine, alla vita di relazione, ecc…). A tale scopo trattandosi di strutture ospedaliere accreditate gestite da un istituto di diritto pontificio i nostri legali chiederanno a buon diritto la citazione della Santa Sede come responsabile civile.

Per ricevere ulteriori informazioni a riguardo potete contattarci al numero 06/86209415 i giorni di lunedi, mercoledi e venerdi dalle ore 15.30 alle ore 19.00. Per i restanti giorni potete contattare il numero 329/1636927 oppure scrivere una e-mail all'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Attenzione - Ultimo mese per poter ottenere l'integrale risarcimento del danno per gli anni di specializzazione svolti.

Ultimo mese per poter ottenere l'integrale risarcimento del danno per gli anni di specializzazione svolti. 

Si segnala, che in base agli ultimi e più autorevoli precedenti giurisprudenziali, può considerarsi ormai slittato il dies a quo a partire dal quale far decorre il termine prescrizionale. 

È stato infatti stabilito che tale momento coinciderebbe con l’emanazione del d.p.c.m. del 7 marzo 2007, momento in cui lo Stato Italiano avrebbe finalmente dato piena e completa attuazione alla direttiva comunitaria 76/82 e successive modifiche.

Grazie a tale orientamento giurisprudenziale, pertanto, potranno finalmente proporre ricorso tutti quei medici per i quali sino ad oggi il diritto veniva considerato prescritto. Resta soltanto un mese per non perdere tale possibilità. E' necessario pertanto aderire al ricorso al più presto per non perdere la possibilità di ottenere il risarcimento dovuto dallo Stato.

Ricordiamo che per aderire al ricorso si dovranno versare € 480,00 a titolo di acconto per l'avvio del procedimento ed in caso di esito negativo non sarà dovuto alcun saldo.

Le richieste di adesione saranno accettate entro e non oltre il 20 febbraio 2017.

Per ricevere ulteriori informazioni e per aderire, non esitate a contattarci al numero 06/86209415 i giorni di lunedi, mercoledi e venerdi dalle ore 15.30 alle ore 19.00. Per i restanti giorni potete contattare il numero 329/1636927 oppure scrivere una e-mail all'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Comunicazione speciale a tutti i dipendenti, medici e non, degli ospedali IDI - San Carlo di Nancy di Roma

Comunicazione speciale a tutti i dipendenti, medici e non,

degli Ospedali IDI - San Carlo di Nancy di Roma

Il giorno 12.03.16 dalle ore 11,00 alle ore 12,30 si terrà un incontro aperto a tutti

presso i nostri uffici di via Lisbona, 20 (zona Parioli)

per un confronto con i legali dell’Associazione sul tema sotto riportato, nonché sui possibili scenari che si apriranno a seguito del recentissimo (7marzo 2016) rinvio a giudizio,

disposto dalla Procura della Repubblica di Roma, P.M. Giuseppe Cascini nei confronti di Padre Decaminada + altri per il reato di bancarotta fraudolenta.

 

In data 12.04.2015 si è risolto il rapporto di lavoro con la PICFIC in a.s..

Alla luce di ciò, la nostra associazione sta curando le posizioni di chi, ammesso al passivo per il TFR ante gennaio 2007 e per le ultime tre mensilità ex D.lgs n. 80/92, voglia nostro tramite presentare domanda per l'erogazione degli stessi da parte del fondo di Garanzia gestito dall'INPS.

Per i TFR maturati dopo tale data, invece, in forza della riforma introdotta dal D.lgs 5 dicembre 2005 n. 252, gli importi dovuti  annualmente dal datore di lavoro, in base alla scelta del lavoratore, sono affluiti o nei fondi di pensione complementare, ovvero, in caso di omessa scelta, presso il fondo di Tesoreria dell'INPS.

 

La legge non prevede però il pagamento diretto da parte dell'INPS, se non in casi eccezionali, in quanto normalmente il TFR deve essere anticipato dal datore di lavoro il quale, solo successivamente, può compensare tale credito con i contributi che è tenuto a versare all'INPS stessa periodicamente per i dipendenti ancora in servizio.

Ma dunque, all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, chi è tenuto a corrispondere il TFR successivo al 2007: l'INPS o il datore di lavoro? 

 

Qui è la gravosa questione:

 

La PICFIC in a.s. avrebbe già dovuto, alla luce di quanto sopra, anticipare detti importi a partire dal 13 aprile 2015, ma ben sappiamo che non è in grado di poterlo fare. Stante il grave stato di insolvenza, inoltre, ha ceduto gli ospedali, non svolge più alcuna attività e neppure ha dipendenti;

La cessione degli Ospedali è avvenuta in deroga all'art. 2112 c.c.: ciò vuol dire che, contrariamente a quanto avviene di norma, il nuovo proprietario non è responsabile unitamente al vecchio dei crediti del lavoratore.

Non servono altre spiegazioni per comprendere che si è venuta a creare una situazione di grave anomalia. Per non rischiare di rimanere con un pugno di mosche in mano bisogna agire subito e mettere in sicurezza tali crediti e ciò prima che sia decorso un anno dalla pubblicazione dello stato passivo (12 maggio 2015).

Per ogni ulteriore informazione, potrete contattare la nostra Associazione tutti i pomeriggi dalle 15.30 alle 19.00 al numero 06/86209415 oppure inviare una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

 

Il Presidente dell’Associazione Di.Pro.Me.

(Avv. Anna Maria Nangano)