13.000 euro per ogni anno di specializzazione: il DDL sta per diventare realtà

Sembra che tutti questi anni di scontri giudiziari relativi alla retribuzione degli anni di specializzazione stia davvero per volgere al termine. In questi giorni infatti, sono stati presentati circa 3.000 emendamenti alla Legge di Stabilità, dei quali molti dedicati anche alla Sanità. Ciò che a noi interessa sottolineare è che, finalmente, ciò che era stato tante volte discusso per risolvere la situazione pendente dei medici specializzati tra l'82 ed il '91 sia ora stato inserito, tramite un emendamento, in questa Legge. Riportiamo l'emendamento qui di seguito:

 

Emendamento 10.191 (D’Ambrosio Lettieri et al)
Dopo il comma 31 si aggiunge che ai medici ammessi alle scuole di specializzazione universitarie in medicina dall’anno accademico 1982-1983 all’anno 1990-1991 che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbiano presentato domanda giudiziale per il riconoscimento economico retroattivo del periodo di formazione o di risarcimento del danno per la mancata o ritardata attuazione delle direttive europee, il Ministero dell’Istruzione corrisponde per tutta la durata del corso, a titolo forfettario, una borsa di studio dell’importo omnicomprensivo di 13.000 euro per ogni anno di corso da riconoscere anche attraverso il credito d’imposta in un arco temporale non superiore ai 3 anni. 


In pratica, questo emendamento contiene il nucleo essenziale del DDL De Lillo, il quale già da tempo doveva essere posto al vaglio delle Camere, ma l'attesa fino ad ora non era mai stata premiata.

Cosa cambia ora? Quale è la differenza tra la situazione di pendenza precedente e quella attuale? Questa norma non si è ancora trasformata in legge, ma essendo stata inserita nel progetto della Legge di Stabilità dovrà essere necessariamente esaminata dalle Camere le quali pertanto dovranno, a breve, esprimere (senza più possibilità di procrastinare) il proprio giudizio. Visto che tutte le forze politiche si sono espresse positivamente ad oggi su questa tematica, non vediamo motivi per i quali l'emendamento non dovrebbe essere accolto dalle Camere.

Ci troviamo adesso probabilmente nel momento più propizio per iniziare l'azione legale per ottenere il rimborso poiché, è fondamentale ricordarlo, avranno diritto al risarcimento soltanto i medici che avranno intrapreso l'azione legale prima dell'entrata in vigore della suddetta legge, come afferma con precisione l'emendamento sopra riportato. Ed inoltre precisiamo che, una volta che la norma sarà entrata in vigore, chi non avrà già iniziato l'azione perderà definitivamente il diritto di ottenere il rimborso. Questa potrebbe davvero essere l'ultima occasione di vedere riconosciuti i propri diritti.

Aderisci al nostro ricorso collettivo, clicca qui per i dettagli.

DDL per la corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi presentato in Parlamento

"Corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1983 al 1991": questo il nome del disegno di legge presentato il 3 luglio 2013, intorno alle 13.30 presso Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, su iniziativa dei senatori Luigli D'Ambrosio Lettieri, Francesco Giro, Pietro Liuzzi, e dell'Onorevole Raffaele Calabrò, capogruppo del Pdl nella Commissione Affari Sociali della Camera. La conferenza stampa è stata coordinata dal Senatore Stefano De Lillo, il quale propose analogo DDL nella scorsa legislatura. Sono stati resi noti gli stanziamenti previsti dal Disegno di Legge, che consistono in un totale di 350 milioni di euro, da suddividersi in 150 milioni per il 2013 e 200 milioni per il 2014.
Il DDL in questione riguarda i medici specializzati dal 1983 al 1991 i quali non hanno ricevuto il compenso previsto dalle direttive comunitarie 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE le quali, come purtroppo a molti ormai è già noto, sono state recepite con largo ritardo dallo Stato italiano.

Trovandoci dinanzi questa importante occasione per risolvere l'annosa questione delle borse di studio dei medici specializzati, consigliamo vivamente a tutti coloro che non abbiano ancora intrapreso una causa volta al recupero delle somme dovute, di aderire al nostro ricorso collettivo, ricordandovi che l'unico presupposto per essere di diritto un destinatario della legge che ormai molto probabilmente scaturirà dal DDL, sarà quello di aver dimostrato la volontà di percepire tale rimborso, avviando l'azione legale prima dell'entrata in vigore della suddetta normativa. Pur essendo questo un ottimo e sufficiente presupposto per aver riconosciuti i propri diritti, vi rammentiamo che non è l'unico, visto il crescente orientamento giurisprudenziale che tende a concedere il risarcimento a tutti i medici che si sono specializzati negli anni in questione.

Pertanto, per ricevere informazioni più dettagliate relative all'azione legale, ai costi, alla normativa in questione, vi invitiamo a cliccare qui per leggere l'articolo "Ricorso medici specializzati".

Calabrò (Pdl): Necessario un intervento legislativo urgente sulla responsabilità medica

Raffaele Calabrò, capogruppo del Pdl nella Commissione Affari Sociali della Camera, si attiva per presentare un disegno di legge al Parlamento, che dovrebbe arrivare in settimana, per dare una risposta alle richieste di tutti i medici esposti al rischio professionale.

"Non posso che sottoscrivere le preoccupazioni dei chirurghi che chiedono al Parlamento e al Governo di intervenire per arginare il fenomeno della medicina difensiva, di tutelarli da un aumento esponenziale di denunce, che seppure in calo, resta allarmante. Non si può non essere d' accordo sulla necessità di prevedere nuove norme in materia di responsabilità che faccia lavorare i camici bianchi con maggiore serenità anche e soprattutto per una tutela maggiore del diritto alla salute" prosegue il parlamentare Pdl, concludendo che si tratta “di un testo che non può più essere rinviato, e mi auguro che il Legislatore ne prenda quanto prima consapevolezza se vogliamo tutelare sia il diritto alla salute dei pazienti, sia la libertà dei medici di operare in scienza e coscienza, ferma restando la responsabilità in caso di dolo o colpa grave”.

La responsabilità si estende anche al medico che non si dissocia dalla scelta del Direttore del reparto di dimettere il paziente. (Cass. Pen. 26966/2013)

Il 20 giugno è stata depositata una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Pen. 26966/2013) riguardante la responsabilità medica, sentenza che farà discutere non poco per aver introdotto un principio che sino ad oggi non era mai stato così chiaro. Infatti, nel caso di specie, è stata affermata la responsabilità di un medico per aver trascurato l'esame della cartella clinica del paziente, non facendo alcun rilievo riguardo alle dimissioni dello stesso. Poiché viene posto in rilievo alla Suprema Corte che il medico "non rivestiva il ruolo di direttore dell'Unità Operativa Complessa di chirurgia dell'ospedale Cimino; né di dirigente del Reparto ove la p.o. era stata ricoverata..." la Corte, nel rigettare tale motivazione come "scusante" per il medico, afferma che "ferme restando le altrui responsabilità, il medico che insieme al direttore del reparto compie attività sanitaria non può pretendere di essere sollevato da responsabilità ove ometta di differenziare la propria posizione, rendendo palesi i motivi che lo inducono a dissentire dalla decisione eventualmente presa dal direttore" e aggiunge: "non può affatto ritenersi che il medico, chiamato allo svolgimento di funzioni sanitarie, possa venir meno al dovere primario di assicurare, sulla base della miglior scienza di settore, le migliori cure ed attenzioni al paziente, in base ad un male interpretato dovere di subordinazione gerarchica".

Da ciò si desume che per tutti i medici sarà più prudente, da oggi in poi, esprimere il proprio dissenso ogni qualvolta si trovino in contrasto con le decisioni prese dal loro superiore. Vi consigliamo di leggere la sentenza integrale cliccando qui.

Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute.

DECRETO LEGGE 13 SETTEMBRE 2012 N. 158

Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute.

Il Decreto sanità detto anche decreto Balduzzi (rivolto alle strutture Ospedaliere pubbliche) è un provvedimento composto da 16 artt. che vorrebbe mettere ordine in una materia alquanto complessa ed articolata.

Le principali novità riguardano

a) Il riordino dell'assistenza territoriale (art. 1), attraverso la creazione di due canali, uno monoprofessionale ed uno poliprofessionale ed in particolare la creazione di Unità complesse di cure primarie. La sopra indicata revisione è subordinata all'adeguamento dei CCNL di categoria che dovrebbe avvenire entro 180 gg dall'entrata in vigore dalla Legge 158/12.

b) Una nuova disciplina dell'attività libero professionale intramuraria (art. 2). L'attività libero professionale per i dipendenti ospedalieri dovrà essere svolta presso le strutture di appartenenza (che entro il 31.12.12 dovranno provvedere alla ricognizione straordinaria  degli spazi disponibili)  o in spazi acquistati e/o locati allo scopo, ovvero provvedendo mediante la stipula di convenzioni ad hoc con soggetti pubblici aventi ad oggetto spazi ambulatoriali esterni purché corrispondenti ai criteri di congruità ed idoneità previsti dal nostro ordinamento. In via residuale permane la possibilità di svolgere attività “intramuraria allargata” presso gli studi dei professionisti collegati in rete (spese di predisposizione ed attivazione a carico del professionista da attuarsi entro il 31.03.13) previa sottoscrizione di una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l'azienda sanitaria di appartenenza.

Inoltre permane la facoltà di concedere la temporanea continuazione dello svolgimento dell'attività libero professionale presso studi già autorizzati e comunque non oltre il 30.04.13.

 Queste ultime due modalità sembrano particolarmente penalizzanti sia per   la trattenuta  di una ulteriore somma pari al 5 % del compenso del professionista (oltre a quanto stabilito contrattualmente) destinata ad interventi di prevenzione ovvero volti alla riduzione delle liste di attesa. Sia perché il sistema di tracciabilità impedirà la riscossione diretta e gli importi andranno direttamente nelle casse dell'Azienda che  successivamente  rimborserà al medico le sue quote (sono noti i ritardi legati ai rimborsi delle strutture  pubbliche, quasi tutte oggi in grave crisi liquidità. L'omesso versamento o la mancanza di correttezza nei versamenti potrebbe mettere in grave difficoltà il medico nella gestione della propria attività professionale).

c) Cambia molto anche in tema di responsabilità professionale (art. 3). Dall'entrata in vigore della cit. Legge l'esercente la professione sanitaria che si attiene alle linee guida e buone pratiche accreditate non risponde penalmente per colpa lieve. Questa norma, traducendosi per certi versi in una “depenalizzazione”, riconduce buona parte delle questioni mediche nell'alveo della responsabilità civile restituendo serenità operativa al professionista. Restano aperte in sede civile più problematiche. Ed infatti la norma, pur ribadendo l'obbligo di cui all'art. 2043 c.c. introduce una gradazione nella valutazione del quantum dovuto alla vittima di un danno medico rapportata alla condotta tenuta dal medico inizialmente. Inoltre il solo riferimento all'art. 2043 c.c. senza il  collegamento all'art. 2059 c.c.  sembra volere limitare il ristoro dei danni al c.d. danno patrimoniale escludendo la risarcibilità del  danno non patrimoniale (esistenziale, morale) che la più recente giurisprudenza aveva introdotto anche in sede civile.

Sibillina poi la disposizioni di cui allo stesso articolo che prevede “l'esclusione a carico degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale ogni copertura assicurativa della responsabilità civile ulteriore rispetto a quella prevista, per il relativo personale, dalla normativa contrattuale vigente”

 

Roma 16.11.12

                                                                                              Avv. Claudia Clemente