RESPONSABILITA' MEDICA IN EQUIPE

RESPONSABILITA' MEDICA IN EQUIPE

IL PRINCIPIO DI AFFIDAMENTO NELLA GIURISPRUDENZA PIU' RECENTE

 

Commento a: Cassazione Penale - Sezione iv - Sentenza n. 27314 del 31 maggio 2017

L'obbligo di vigilanza non può spingersi sino ad invadere gli spazi della competenza altrui

 

Il tema della responsabilità medica d’équipe ha assunto rilevanza sempre maggiore durante il corso degli anni, impegnando dottrina e giurisprudenza nell'elaborazione di criteri utili ad individuare e circoscrivere i profili di responsabilità dei diversi professionisti.
In tema di responsabilità medica d’equipe occorre infatti valutare se, oltre che all’espletamento della propria professione nel rispetto delle
regole di competenza e diligenza,il medico sia tenuto altresì alla verifica e controllo dell’operato degli altri sanitari e se possa inoltre essere chiamato a rispondere del fatto illecito materialmente causato o posto in essere dagli altri compartecipi dell’intervento.
La giurisprudenza e la dottrina hanno individuato due importanti principi del tutto confliggenti:
Principio di affidamento: il sanitario che svolge la propria professione in gruppo pone affidamento nel corretto comportamento altrui e, di conseguenza, non dovrà ritenersi obbligato a delineare il proprio comportamento in funzione del rischio di condotte colpose altrui, atteso che potrà sempre fare affidamento sul fatto che gli altri soggetti agiscano nell’osservanza delle leges artis (Mantovani, Il principio di affidamento nella teoria del reato colposo, Milano, 1997).

Principio di vigilanza: il sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro Collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio (Cassazione Penale, Sez.4, sentenza n. 18780 del 30.03.2016)
Il principio dell’affidamento funge, dunque, da
contemperamento alla colpa medica che può configurarsi in capo ai sanitari che operano in regime di collaborazione e compartecipazione, anche per evitare il configurarsi di ipotesi di responsabilità oggettiva o di posizione.

La sentenza della Corte di Cassazione, in epigrafe descritta, ha stabilito da ultimo che, dando maggior rilievo al principio dell'affidamento, la responsabilità penale di ciascun componente di una equipe medica non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri. Occorre cioè accertare se e a quali condizioni ciascuno dei componenti dell’equipe, oltre ad essere tenuto per la propria parte al rispetto delle regole di cautela e delle leges artis previste con riferimento alle sue specifiche mansioni, debba essere tenuto anche a farsi carico delle manchevolezze dell’altro componente dell’equipe o possa viceversa fare affidamento sulla corretta esecuzione dei compiti altrui. Tuttavia non si può trasformare l’onere di vigilanza, specie in settore specialistico, in una sorta di obbligo generalizzato (e di impraticabile realizzazione) di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di – addirittura - invasione negli spazi della competenza altrui (nel caso di specie, è stato cassato il passaggio della decisione che ha addebitato al medico di non essersi fatto consegnare gli occhiali per controllare anch’egli la manovra effettuata dall’altro operatore, pur non rientrante nella sua diretta competenza, stabilendone l'assoluzione per non aver commesso il fatto).