Specialista ambulatoriale interno: giurisdizione del giudice amministrativo o del giudice ordinario?

Specialista ambulatoriale interno: giurisdizione del giudice amministrativo o del giudice ordinario?

 

La questione riguarda quale giurisdizione debba decidere sulle graduatorie definitive degli specialisti ambulatoriali interni.

Chi sono tali specialisti? Si tratta di professionisti, specializzati in diversi settori e sottoposti all’“Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali, medici veterinari ed altre professionalità sanitarie” (accordo nato con legge 833 del 1978, seguito da d.lgs. 502 del 30 dicembre 1992). Grazie a questo Accordo, si apre la possibilità, per i molti professionisti, di lavorare in più posti durante la settimana o addirittura nella stessa giornata.

La sentenza n. 21599 del 4 settembre 2018 delle Sez. Un. Civili della Corte di Cassazione fa riferimento proprio ad un medico che ha visto attribuirsi un punteggio inferiore, in graduatoria, rispetto a quello spettantegli.

La causa è stata rimessa, per difetto di giurisdizione del giudice ordinario, al giudice amministrativo e il medico ha utilizzato, quale elemento principale della sua domanda, l’Accordo Collettivo Nazionale in quanto, secondo lo stesso, sarebbero stati violati alcuni articoli del suddetto Accordo, tra i quali l’art 21 che sottolinea come: ”l’Azienda, per gli incarichi pubblicati ai sensi dell’art. 18 ed in attesa del conferimento degli stessi secondo le procedure di cui all’art. 19, può conferire incarichi provvisori, secondo l’ordine delle graduatorie di cui all’art. 17, ad uno specialista ambulatoriale, veterinario o professionista disponibile, con priorità per i non titolari di incarico ai sensi del presente Accordo” [omissis].

Il TAR però ha sollevato conflitto negativo di giurisdizione davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, non solo dichiarando che la controversia dovesse essere devoluta al giudice ordinario, poiché trattasi di interesse legittimo “privato”, ma anche affermando che l’ambito della procedura dell’Accordo suddetto rientra in quello dell’autonomia negoziale delle P.A., non costituendo pertanto procedura concorsuale.

Le Sezioni Unite, nella sentenza del 4 settembre 2018, hanno messo in luce che la giurisdizione amministrativa ha valore di eccezione rispetto a quella del giudice ordinario che decide sulle questioni riguardanti la giurisdizione del lavoro pubblico privatizzato.

“La graduatoria è formata in base a titoli accademici, di studio o di servizio prestabiliti e con punteggio predeterminato dallo stesso accordo [omissis], senza che possano ravvisarsi poteri autoritativi o margini di discrezionalità valutativa o tecnica in capo alla pubblica amministrazione, chiamata a una mera verifica del possesso o meno delle capacità professionali richieste sulla scorta della documentazione prodotta dagli aspiranti al turno (così ha affermato la giurisprudenza amministrativa: T.A.R. Campania, Napoli, 6.2.2009, n. 632; T.A.R. Puglia, sez. Lecce, 11/9/2014, n. 2332)”.

Si può dedurre il fatto che sia presente un potere discrezionale dell’amministrazione che si inserisce nell’ambito di valutazione dei titoli, mentre il giudice ha semplicemente l’onere di accertare la veridicità delle ricerche e delle condotte poste in essere dall’amministrazione.

La conclusione a cui giunge la Suprema Corte è che la giurisdizione appartenga al giudice ordinario e non a quello amministrativo, poiché trattasi di interesse legittimo “privato”.

Blocco stipendi dipendenti pubblici - Possibilità di richiedere un adeguato indennizzo e risarcimento del danno

Blocco stipendi dipendenti pubblici - Possibilità di richiedere un adeguato indennizzo e risarcimento del danno

 

Dopo essere stati sollecitati da numerosi colleghi dirigenti medici dipendenti ospedalieri o di Aziende Sanitarie Locali sulla questione in oggetto, i legali dell’associazione hanno effettuato un approfondito studio della normativa relativa al blocco degli adeguamenti retributivi dei dipendenti pubblici a far data dalla legge n. 448/1998 sino alla data odierna, analizzando le norme succedutesi nel tempo e la giurisprudenza intervenuta in materia.

 

Ripercorrendo in pillole la normativa de quo, si segnala che:

 

  • la citata legge n. 448, nel 1998 stabilì che i dipendenti pubblici stataliavessero diritto a beneficiare ogni anno delladeguamento retributivo rispetto allaumento del costo della vita, calcolato in base agli indici ISTAT;

  • La successiva legge n. 122/2010 di conversione del D.L. 78/2010 dispose, invece, il blocco degli stipendi a far data dallanno 2010;

  • In data 24.06.2015, intervenne la sentenza n. 178 del della Corte Costituzionaleche dichiarò l’illegittimità di questa norma, stabilendo che il blocco degli stipendi fosse illegittimo ed incostituzionale a partire dalla pubblicazione della sentenza: ossia da agosto 2015.

  • Dopo la sentenza della Consulta, seguirono altre sentenze della giurisprudenza di merito contro il blocco della contrattazione nel pubblico impiego: il Tribunale di Parma, con sentenza depositata il 17 marzo 2017, ha riconosciuto lillegittimità del regime di sospensione della contrattazione collettiva a partire dal 30 luglio 2015 nei limiti e nei termini della sentenza della Corte Costituzionale. A fine febbraio una sentenza simile è stata emessa dal Tribunale di Reggio Emilia.

 

Ad oggi, nonostante la sopra citata sentenza della Corte costituzionale, sono ancora milioni i dipendenti pubblici che, ancora non vedono riconosciuti i propri diritti a richiedere gli arretrati sino alla riforma Madia.

 

Pertanto, alla luce della giurisprudenza citata, si ritiene che ogni dipendente potrà agire giudizialmente per ottenere il risarcimento e lindennizzo per aver patito il blocco dichiarato incostituzionale.

 

Ciascun pubblico dipendente potrà pertanto avanzare una duplice richiesta:

 

il risarcimento del danno subito per il periodo compreso tra il 30 luglio 2015 al 23 dicembre 2017  (pari a circa 200 per ogni mese), per condotta illecita tenuta dallo Stato Italiano;

• un equo indennizzo, a compensazione del sacrificio imposto per effetto del mancato adeguamento del trattamento economico-stipendiale, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e il 30 luglio 2015 (pari a circa 100 per ogni mese), anche a titolo di arricchimento senza causa dellamministrazione(per un totale complessivo dicirca 11.000 euro a lavoratore)

 

La prima azione collettiva partirà in data 20 giugno p.v., si avrà pertanto tempo per aderire sino al 10.06.2018. Per maggiori informazioni potrete contattare i nostri legali che sapranno chiarirvi ogni dubbio, al n. 06.86209415, o scrivere una email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

RESPONSABILITA' PENALE MEDICA LE CONDIZIONI DI PROPONIBILITA' DELLA QUERELA NELLA GIURISPRUDENZA PIU' RECENTE

RESPONSABILITA' PENALE MEDICA

LE CONDIZIONI DI PROPONIBILITA' DELLA QUERELA

NELLA GIURISPRUDENZA PIU' RECENTE

 

Commento a: Cassazione Penale - Sezione iv - Sentenza n. 40734 del 7 settembre 2017

Il termine di tre mesi per la presentazione della querela decorre dalla richiesta di risarcimento

 

La Corte di Cassazione ha, in una recentissima sentenza, dettato un interessante principio in tema di responsabilità' professionale medica di natura penale, stabilendo che la decorrenza del termine per proporre la querela da parte del soggetto che si ritenga danneggiato decorre dalla consapevolezza del nesso tra errore medico e patologia da parte del paziente.

Il Supremo Collegio, nella sentenza descritta in oggetto, non ha mancato di operare un breve excursus della giurisprudenza di legittimità in merito, ricordando come costituisca principio consolidato la circostanza per cui “......il termine per proporre la querela per il reato di lesioni colpose inizia a decorrere non gia' dal momento in cui la persona offesa ha avuto consapevolezza della patologia contratta, bensi' da quello, eventualmente successivo, in cui la stessa e' venuta a conoscenza della possibilita' che sulla menzionata patologia abbiano influito errori diagnostici o terapeutici dei sanitari che l'hanno curata (Sez. 4, n. 21527 del 21/01/2015, Cristanini, Rv. 26385501; Sez. 4, n. 17592 del 07/05/2010, Rv. 247096; Sez. 4, n. 13938 del 03/04/2008, Rv. 239255).” In tali casi, in cui la persona offesa difficilmente ha immediata percezione dell'errore colposo commesso dall'esercente la professione sanitaria, il dies a quo di decorrenza del termine per proporre querela viene spostato in avanti nel tempo, al momento della percepibilita' di un danno ingiusto, conseguenza del comportamento di un terzo e non e', quindi, ancorato al mero momento di "insorgenza" della malattia. In materia, risulta pertanto consolidato il principio in base al quale "il termine per proporre querela decorra dal momento in cui il titolare del relative diritto ha conoscenza certa del fatto di reato nella sua dimensione oggettiva e soggettiva, e cioe' dalla data del reato perfetto in tutti i suoi elementi costitutivi" (Sez. 2, n. 29923 del 22/08/2002, Rv. 222083; Sez. 5, n. 3315 del 16/03/2000, Rv. 215580).

Orbene, alla luce di queste premesse, il Supremo Collegio ha ritenuto tuttavia tardiva la querela perchè presentata decorsi i tre mesi dalla richiesta di risarcimento del danno recapitata a mezzo del legale nominato (cui peraltro era seguito anche un tentativo di bonaria composizione transattiva della lite), disattendendo la tesi della difesa del danneggiato che indicava il momento di decorrenza nella consulenza tecnica d'ufficio successivamente svolta.

L'orientamento della Cassazione si pone quindi in un'ottica maggiormente garantista per la professionalità medica, nell'ottica di evitare un eccessivo slittamento nei tempi per sporgere querela, anche in ottica deflattiva delle azioni penali nei confronti dei sanitari.

RESPONSABILITA' MEDICA IN EQUIPE

RESPONSABILITA' MEDICA IN EQUIPE

IL PRINCIPIO DI AFFIDAMENTO NELLA GIURISPRUDENZA PIU' RECENTE

 

Commento a: Cassazione Penale - Sezione iv - Sentenza n. 27314 del 31 maggio 2017

L'obbligo di vigilanza non può spingersi sino ad invadere gli spazi della competenza altrui

 

Il tema della responsabilità medica d’équipe ha assunto rilevanza sempre maggiore durante il corso degli anni, impegnando dottrina e giurisprudenza nell'elaborazione di criteri utili ad individuare e circoscrivere i profili di responsabilità dei diversi professionisti.
In tema di responsabilità medica d’equipe occorre infatti valutare se, oltre che all’espletamento della propria professione nel rispetto delle
regole di competenza e diligenza,il medico sia tenuto altresì alla verifica e controllo dell’operato degli altri sanitari e se possa inoltre essere chiamato a rispondere del fatto illecito materialmente causato o posto in essere dagli altri compartecipi dell’intervento.
La giurisprudenza e la dottrina hanno individuato due importanti principi del tutto confliggenti:
Principio di affidamento: il sanitario che svolge la propria professione in gruppo pone affidamento nel corretto comportamento altrui e, di conseguenza, non dovrà ritenersi obbligato a delineare il proprio comportamento in funzione del rischio di condotte colpose altrui, atteso che potrà sempre fare affidamento sul fatto che gli altri soggetti agiscano nell’osservanza delle leges artis (Mantovani, Il principio di affidamento nella teoria del reato colposo, Milano, 1997).

Principio di vigilanza: il sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro Collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenza scientifiche del professionista medio (Cassazione Penale, Sez.4, sentenza n. 18780 del 30.03.2016)
Il principio dell’affidamento funge, dunque, da
contemperamento alla colpa medica che può configurarsi in capo ai sanitari che operano in regime di collaborazione e compartecipazione, anche per evitare il configurarsi di ipotesi di responsabilità oggettiva o di posizione.

La sentenza della Corte di Cassazione, in epigrafe descritta, ha stabilito da ultimo che, dando maggior rilievo al principio dell'affidamento, la responsabilità penale di ciascun componente di una equipe medica non può essere affermata sulla base dell’accertamento di un errore diagnostico genericamente attribuito alla equipe nel suo complesso, ma va legata alla valutazione delle concrete mansioni di ciascun componente, nella prospettiva di verifica, in concreto, dei limiti oltre che del suo operato, anche di quello degli altri. Occorre cioè accertare se e a quali condizioni ciascuno dei componenti dell’equipe, oltre ad essere tenuto per la propria parte al rispetto delle regole di cautela e delle leges artis previste con riferimento alle sue specifiche mansioni, debba essere tenuto anche a farsi carico delle manchevolezze dell’altro componente dell’equipe o possa viceversa fare affidamento sulla corretta esecuzione dei compiti altrui. Tuttavia non si può trasformare l’onere di vigilanza, specie in settore specialistico, in una sorta di obbligo generalizzato (e di impraticabile realizzazione) di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di – addirittura - invasione negli spazi della competenza altrui (nel caso di specie, è stato cassato il passaggio della decisione che ha addebitato al medico di non essersi fatto consegnare gli occhiali per controllare anch’egli la manovra effettuata dall’altro operatore, pur non rientrante nella sua diretta competenza, stabilendone l'assoluzione per non aver commesso il fatto).

 

 

 

Turni massacranti - Diritto al riposo settimanale

TURNI MASSACRANTI, DIRITTO AL RIPOSO SETTIMANALE E RISARCIMENTO DEL DANNO.

LA CASSAZIONE RICONOSCE IL DIRITTO DEI MEDICI AL GIUSTO RIPOSO, CONDANNANDO L'AZIENDA OSPEDALIERA AL RISARCIMENTO DEI DANNI. 

La Cassazione Sezione Lavoro, con una recentissima sentenza n. 14770/17, ha riconosciuto il diritto dei medici ospedalieri e del personale tecnico a fruire del giorno di riposo nei casi di reperibilità attiva esercitata nei giorni festivi, pena, in carenza, il risarcimento del danno.

 

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