Turni massacranti - Diritto al riposo settimanale

TURNI MASSACRANTI, DIRITTO AL RIPOSO SETTIMANALE E RISARCIMENTO DEL DANNO.

LA CASSAZIONE RICONOSCE IL DIRITTO DEI MEDICI AL GIUSTO RIPOSO, CONDANNANDO L'AZIENDA OSPEDALIERA AL RISARCIMENTO DEI DANNI. 

La Cassazione Sezione Lavoro, con una recentissima sentenza n. 14770/17, ha riconosciuto il diritto dei medici ospedalieri e del personale tecnico a fruire del giorno di riposo nei casi di reperibilità attiva esercitata nei giorni festivi, pena, in carenza, il risarcimento del danno.

 

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Il "consenso informato" - Le ultime notivà giurisprudenziali

Come è certamente ormai noto ai professionisti medici, è necessario informare correttamente ed esaurientemente il paziente, e soprattutto poter validamente dimostrare di averlo fatto, circa la portata dell’intervento, le possibili complicazioni e le alternative terapeutiche, ove esistenti, prima di sottoporlo a qualsiasi trattamento sanitario.

E’ quindi necessario, e fortemente consigliato, redigere per iscritto l’informativa, cercando di inserirvi ogni possibile aspetto e complicazione, e curare la sottoscrizione del modulo, da conservarsi unitamente alla cartella clinica.

Purtroppo, i profili di responsabilità in cui il professionista può incorrere nell’omettere o nel raccogliere un consenso informato privo dei necessari requisiti, si arricchiscono ogni giorno di nuovi possibili risvolti.

In primo luogo occorre sottolineare che è ormai pacifica la configurabilità della responsabilità civile da risarcimento del danno per omesso o inidoneo consenso informato anche in caso di intervento perfettamente riuscito.

L’oggetto della tutela è infatti il diritto all’autodeterminazione del paziente, diritto costituzionalmente dal combinato disposto dell'articolo 32 e dell’articolo 13 della Carta Costituzionale, in cui viene sancito che  nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge (art. 32), come specificazione del principio fondamentale della inviolabilità della libertà personale (art. 13).

Con il presente articolo segnaliamo in particolare l’interessante sentenza del Tribunale di Firenze in cui il Giudice, nel condannare il medico per l’invalido consenso informato sottoposto al paziente nonostante la correttezza del trattamento in sé considerato, ha ricostruito le possibili ipotesi di responsabilità sul punto. Secondo il Giudicante, a fronte di un intervento correttamente proposto ed eseguito ma che abbia ugualmente prodotto delle conseguenze lesive, si possono dare le seguenti ipotesi:

a) intervento preceduto da una completa informazione: in tal caso nulla quaestio, non essendovi alcun danno da imputare ai professionisti,

b) intervento non preceduto da corretta informazione, ma rispetto al quale si possa ritenere che il paziente, anche se ben informato, non si sarebbe sottratto all'intervento proposto: in tal caso le lesioni alla salute non potranno considerarsi conseguenza diretta dell'inadempimento (dell'obbligo di informare) ma sarà imputabile ai professionisti la violazione del diritto all'autodeterminazione;

c) intervento non preceduto da corretta informazione, rispetto al quale vi siano elementi per ritenere che il paziente, se ben informato, avrebbe optato per una alternativa terapeutica: in tal caso sono da considerare danno imputabile ai professionisti medici sia la lesione alla salute che la violazione del diritto all'autodeterminazione.

(Tribunale di Firenze – Sentenza n° 170/2014 del 13 Gennaio 2014).

Inoltre, con specifico riferimento ad eventuali profili omissivi nella comunicazione medico-paziente, si segnala che di recente la Corte di Cassazione ha configurato il danno da omessa informativa medica (mancata prescrizione dell’amniocentesi ad una donna in gravidanza) come perdita di chance, fonte di responsabilità civile enunciando il seguente principio di diritto: " qualora risulti che un medico specialista in ginecologia, cui una gestante si sia rivolta per accertamenti sulle condizioni della gravidanza e del feto, non abbia adempiuto correttamente la prestazione per non avere prescritto l'amniocentesi ed all'esito della gravidanza il feto nasca con una sindrome che quell'accertamento avrebbe potuto svelare, la mera circostanza che, due mesi dopo quella prestazione, la gestante abbia rifiutato di sottoporsi all'amniocentesi, non elide l'efficacia causale dell'inadempimento quanto alla perdita della chance di conoscere lo stato della gravidanza fin dal momento in cui si e' verificato e, conseguentemente, ove la gestante lamenti di avere subito un danno alla salute psico-fisica, per avere avuto la sorpresa della condizione patologica del figlio solo al termine della gravidanza, la perdita di quella chance dev'essere considerata una parte di quel danno ascrivibile all'inadempimento del medico”

(Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 10 gennaio 2017, n. 243)

Raccomandiamo quindi la massima attenzione nel redigere e conservare la documentazione inerente l’avvenuta informativa del paziente da parte del medico, al fine di evitare di incorrere in profili di responsabilità.

La clausola "claims made"

Un aspetto delle polizze assicurative per responsabilità professionale che molte volte i medici ignorano o sottovalutano riguarda l'esistenza in ormai tutti i contratti assicurativi delle calusole c.d. claims made.
Con la clausola claims made (letteralmente “a richiesta fatta”), assicuratore e assicurato pervengono ad una definizione convenzionale della nozione di sinistro rilevante ai fini dell’art. 1917, c. 1 c.c., che è fatta coincidere con la richiesta di risarcimento del danno avanzata dal terzo e non più, dunque, col comportamento del danneggiante-assicurato generativo della responsabilità.
Con l’applicazione di una simile opzione, il rischio assunto dall’assicuratore risulta più circoscritto nel tempo, con conseguente vantaggio sotto il profilo dei costi di polizza.
Per converso, però, occorre segnalare che polizze strutturate sulle claims made nascondono pericolose insidie per l’assicurato, in quanto egli rischia di vedersi recapitare la richiesta di risarcimento in un’epoca in cui non gode più della copertura assicurativa.
Il professionista, dunque, deve curare con particolare attenzione il rapporto assicurativo, garantendone la continuità attraverso regolari rinnovi annuali, accertandosi inoltre che, in sede di rinnovo, non venga fatta avanzare la c.d. “retroactive date”, ossia la data iniziale della copertura assicurativa. In caso di cessazione del rapporto assicurativo, poi, si rende necessaria la stipula di apposite polizza integrative c.d. “tail-coverage”, precipuamente rivolte a coprire i periodi successivi alla fine del rapporto contrattuale.
In parole semplici, se si è costantemente assicurati non si pone alcun problema. Se la richiesta risarcitoria perviene al medico in un periodo successivo non coperto, ancorché all'epoca del fatto fosse assicurato, si vedrà negare la copertura.